Figlio delle fate

Rossa la righetta bruciava
la secca pellicina del piede
Bimbo mio che mai sei stato
Grumo di rantoli e strazio
Zoppo cuoricino
di vivere affamato
stremato
da chi ti voltava le spalle
mentre rigurgitavi
Bavette e cacchine
il bagnetto domani
Domani che un poco più in là
è stato troppo tardi
e adesso è ieri
è ieri che ti tenevo così
con la paura di guardarti troppo
perché i tuoi occhietti belli
erano per le fate
con la paura di romperti
perché rallentavi
ad ogni respiro
paura di perderti
e non rivederti
ancora
E tu bimbo
che mio non sei stato mai
bimbo di latte
bimbo di ninne
manine chiuse
pancino duro
Tu lenzuoletto stracciato
sangue dolce rappreso
adesso stai in pace
non pianger più
©
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Commenti (3)
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EnzoL7 gennaio 2012
quanta dolcezza, mi sembra a tratti una delicata ninna nanna per questa stella che non è più... commosso da tanta dolce e triste poesia... non aggiungo altro...
Antonio Biancolillo7 gennaio 2012
A ogni strofa ha saputo dare quella tonalità di dolcezza per farci condividere la sofferenza del suo animo... e si rimane in commozione profonda cantando come carezza questi versi... una carezza che gli arriverà sicuramente.
B
Barba7 gennaio 2012
Arriva forte il sentimento d'amore e di dolore, che riempie il cuore.

