Il guscio

Sfrigola sulla polena, la brina mattutina
e sugli statuari seni, accavalla i suoi cristalli,
picchiata dalle onde, del mare quando frantuma,
dona ad eolici sarti, la trama per argentei scialli.
Scricchiola scoppiettando, l’inumidito legno
che ingrassa e sfilaccia gli orli, della ruvida corteccia,
mentre da funi tese, ancor stride l’intenso impegno,
di un trattener la vela, che le correnti oltraggia.
Succube e ormai confuso, il guscio evade il sentiero,
svirgolando come la pioggia, quando scivola sopra i vetri,
vittima inconsapevole, della potenza di quel respiro,
di sughero traveste, le già livide pareti.
Sfregiante è quel contatto, inciso dalla prua,
la bestia ormai ferita, in cielo catapulta,
con una zampata enorme, che va a formare scia
che è di spumosa rabbia, sputata e poi riassunta.
Arriverai sopra una spiaggia, come un guscio svuotato
con incise tutte le unghiate, di un mare quando è tempesta
e avrai un altro scopo, prima d’esser scordato,
dare l’anima per il fuoco, di un falò per qualche festa.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!