Di un amico
Alessandro Spirito
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La mimica bambina del suo viso
è come un cielo di marzo
ora rabbuiato da nuvole grigie
ora risplendente di sole.
Stupore, gioia, tristezza, malinconia,
sono tra i suoi colori.
Ferito da un mondo di uomini grigi.
Le mani grandi, carnose, dure
di chi lavora da sempre
hanno un’immensa carezza nel loro palmo
sempre offerto e mai negato.
I suoi occhi hanno il sorriso
luminoso ed innocente di un bambino
che vuole giocare
con la vita e col tempo.
La sua saggezza ha la composta fierezza
dell’esperienza d’una vita
ritagliata d’immagini e colori
e non di parole vuote e stanche.
Di mattina a braccia larghe
quando il sole ancora riposa
se ne va felice tra gente lontana
dondolando, fiero e sorridente.
Di sera ritorna in una casa
che non l’ha mai compreso
stanco, deluso, triste
e a mani vuote.
Un giorno guardò una nuvola
e ci giocò con lo sguardo
mentre la tenerezza
accarezzava il mio cuore, e pensai
che se il cielo avesse un’anima
sarebbe la sua.
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Alessandro Spirito
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