L'aiuola

Pelle di pesca...
Ricordi il tempo in cui i maschi al tuo passaggio
sibilando, le squame si lisciavano?
Tu ti legavi per simularti ostaggio
Al centro d'altari atavici dove loro t'idolatravano.
Pelle di pesca...
Nella tua aiuola allineavi i tuoi profumi e i tuoi colori.
Fiera, troneggiavi sotto il diadema malizioso.
Forte del tuo saper quanto attraevi,
evaporavi d'oppio nel tuo circolo vizioso.
Pelle di pesca...
Potente, è quel tuo sesso, che alcuni ingenui, ancora credon "debole"
gli bastava un solo sguardo e già colpo feriva.
Nella tua tela, sfiancante si, ma non durevole
immolandosi per te, un'altra vittima, si raggomitolava.
Pelle di pesca...
Si è corroso il tuo velluto nell'accarezzare amori
ora ti resta un'eco lontana e un gemito emesso da un'anima "sola"
Ancora cerchi d'allineare i tuoi profumi e i tuoi colori,
ma... Pelle di pesca... ben poco ti rimane nella tua triste ed ormai scialba aiuola.
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Commenti (1)
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Antonio Terracciano12 gennaio 2012
In questa triste e sincera poesia la poetessa trova il coraggio di fare onestamente i conti con se stessa, con il decadimento del corpo femminile, spesso più accentuato e rapido di quello maschile. L'età che avanza, comunque, è una condanna per tutti, e questa composizione mi ricorda tanto un tango argentino, "El ultimo round", che amo riascoltare ogni tanto: un uomo decide di ritirarsi prima dell'"ultimo combattimento", quando si accorge di essere diventato ormai indifferente alle attenzioni delle "minas", delle ragazze.