Ricchezza

Potrei sembrar geloso
verso il benessere di qualcuno,
il tipico perdente
appeso a fragili utopie,
con quelle amenità
sunte nel detto della volpe e l’uva,
se ora ti canterò
della ricchezza, ma dal punto umano
e non da quello triste
volgare e squallido del dio danaro.
Per cui: sono nato al buio
di una baracca di periferia
senza l’acqua corrente,
ma una fontana in fondo alla via
e polvere e sassi e terra
e panni stesi in mezzo ai pali
che erano anche le porte
nelle partite tra parenti
ed un recinto pieno
di galli, oche, papere e pulcini.
E per un bambino avere
gioiose immagini sempre negli occhi,
correre, ruzzolare,
sporcarsi, ridere e farsi male,
vuol dire aprirsi agli altri
ed imparare ad amar l’ambiente
senza sentir bisogno
di dover chiedere e comprare niente,
perché la fantasia
si nutre di aria sana e intelligente.
Così, quando a scuola il figlio
di un ingegnere mi volle mostrare
il suo astuccio enorme
con riga, squadra e trentasei colori,
io sorridetti appena
e tirai fuori dai pantaloni
una matita fatta
con le piume di ogni mio animale
e questo si fece zitto
e la volle in cambio del suo arsenale.
E se questa vita, adesso,
mi tenta gli occhi col suo materiale
ed io, nelle mie tasche,
ho solo pace da regalare,
ripenso sempre al figlio
di un ingegnere e a quel cortile
e provo compassione
per chi si ostina ad apparire
perché vedo un’infanzia
pari al denaro: squallida e volgare.
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Commenti (1)
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Ausilia Giordano27 novembre 2015
Umiltà e grazia fanno da tema, sfondo e corona a questo testo stupendo. La vita semplice e meravigliosa che ti arricchisce delle sue meraviglie, i rapporti vivi e genuini tra familiari e vicinato, senza superbia o pretese la vita insegna la sua bellezza e la sua ricchezza.
