Paradisi promessi

Arpeggiano le dita
sulla membrana lesa,
gli asessuati pur di riaverla
si strappan le ali e le barattano.
Voglio sentire ancora
quella melodia confusa
scandita dal ritmo dei gemiti
che singhiozzando dai sospiri si staccano.
Come percorse da lave,
le vene bruciano
evaporando sudori,
la carne imperlano,
lacriman poi tra le pieghe
e vibrando fremono
come gli amanti dei fiori,
che tra i pistilli si masturbano.
Arrossiscono fingendosi pudiche
le ormai contaminate curve
e come attempate zitelle
eternamente amano i preti,
diventan presto perpetue, acide e astute
che servizievoli si pongon ricurve
a compiacer càstoni lividi
appagandosi solo di squisiti divieti.
©
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