L'eterna ballata
Amava la sua casa,
amava la sua terra,
amava anche il lavoro
e i fiori della serra.
Amava la campagna,
il tramonto e il sole d'oro.
Amava gli animali, la gente
e il mondo intero.
Il lavoro, per lui,
era preghiera,
il cuore era sincero.
Gl'imposero un bel giorno:
"Vai in un'altra terra,
"vai, guardati all'intorno,
"vai per la tua gloria,
"vai a far la guerra,
"vai a far la storia! ".
Lui giunto in quel paese,
col cuore colmo e triste,
già si guardava in giro:
Ai lati delle piste
gli stessi prati, i fiori
e il volo degli uccelli!
Non gli sembrava onesto
rubare a quelle genti
i campi e i suoi ruscelli,
il fieno e le sementi!
Gli pesava fra le braccia
quello strumento nero
che gli donava i crampi.
Era triste la sua faccia.
Vide altri ragazzi,
nascosti nelle fosse,
spiare spauriti
quell'uomo e le sue mosse.
Il cuore non gli resse,
il petto gli scoppiava,
un pianto prepotente
dagli occhi gli sgorgava
e nel gettare in terra
strumento e bandoliera,
lui non sentì arrivare
il "fiore" della guerra.
Liberato dei suoi panni
e nel volare in cielo,
leggero e senza affanni,
lui vide come un velo,
il sangue suo irrorare
un fiore ed il suo stelo.
©
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