Il gatto randagio

Stai scrivendo come un lesionista di parole
balbetti lentamente su quelle pietre cadute dal cielo
calpestando oggetti senza più un padrone,
ricordi senza più una casa.
L’uomo ha imparato a volare
in questo squarcio di inferno,
ha messo le ali in una notte di aprile
tra urla e panico ha spiccato il volo
verso quel mondo che non ha gravità.
Hai riflesso negli occhi giorni di lunga agonia,
stanze di nostalgia iniziano a distruggermi il cuore
cosa ne sarà di te ora che queste rocce
hanno smesso di fingersi cieche?
Il sole sorge anche di notte
a stento l’eremita riesce a scovarlo.
Alleggerito da un corpo senza più vita
Vai a spasso per le strade d'una città
Che non sa più reggersi in piedi.
Cuciti gli occhi, non svegliarti mai più,
questa notte i tuoi incubi sono diventati realtà.
Dove è fuggito il tuo Dio
durante questa nevicata di sabbia?
Come un gatto randagio percorri rottami
Rubando l’anima al caso bizzarro,
covi vendetta con occhi che luccicano.
Il nero splendente del tuo manto
passa indiscreto.
Trapassami l’anima con quel dolce rabbrividire
"non ho più una casa…"
ma ho il cuore fossilizzato in questa cinica eresia.
©
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