Famelica avvilita

Ho fame...
ricalco con la mente ricordi
per costringerli a restare.
Ho udito...
lo sento dentro
come un incudine rovente.
Ho visto...
rovista tra ali spezzate
si sciolgono al suo contatto.
Gustami...
sei dannato come Satana
ma beato prigioniero della tua essenza.
Ascoltami...
sentimi...
Non ho pazienza, sono di carta.
Spezza l’incantesimo
svegliami da questa droga
l’irrazionalità si sta prendendo gioco di me.
Guardami...
sudo freddo
l’overdose di piacere mi rende affabile
famelica...
Irradia torpore il tuo lucido corpo
maneggia con cura la lingua biforcuta
che striscia rovente nel mio abisso.
Parlami...
mi sto spegnendo dopo l’estasi rampante.
Cullami...
la ragione vuol dormire.
La riva del fiume è ormai vicina
posami nel suo letto
e lascia che egli si prenda cura di me.
Fame assassina
colpevole mi ha portata al non senso.
“Va Via!”
L’infanzia sbagliata
sta mangiando le mie voglie
carnale insoddisfatto!
Prostituta è la vita
che mi spoglia tra mille scelte
ho preso quella della perdizione
Assuefatta dal mio Spettro
vado via con le acque dolciastri
stringendo l’espressività del volto
ansimo ...
gemo ...
e vado via.
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