Ultimo atto

Voglio appassire in dignità
china
arsa di brina
come una rosa fulva al gelo
piangi con come, cielo d'avorio
piangi
fioccando pezzi d'anima
d'un vuoto pieno
senza spazi per il sole
continuerò a morire
dove nessuno guarda
finché la schiavitù di questa vita
sarà fiato
ostentando nudità
fra sterpi secchi e rovi
dando le spalle al buio già fiorito
a notti bianche
giorni oscuri
nel fuoco pece dei suoi spini
greve corona
di sposa senza velo
e come vera, al dito
ultimo atto
metterò la sorte già tracciata
di chi è nato senza pelle.
©
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L'autore
Kiaraluna
Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res
Commenti (2)
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Francesco Rossi6 febbraio 2012
In questi versi l'autrice esprime quella magica combinazione di amore- avversione a volte arcigno e severo nei confronti dei misfatti contro le donne. Magistrale.
rosanna gazzaniga6 febbraio 2012
E' una lirica intensa e stupenda! L'estrema dignità di una donna che si ripiega su sè stessa senza chiedere né aiuto né comprensione, dura di quella scorza che hanno i nati "senza pelle" ...


