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Fiabe 9 febbraio 2012 · lettura 3 min · 2214 letture

Canti di Anàsteros: La Solitudine dell'Unicità (II Canto)

EnzoL 618 poesie pubblicate
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era tarda l'ora com'anco s'attardava la notte e le sfumate stelle rifulgevano ancor tiepide come topazi sepolti nelle celesti volte assonnate camminava Anàsteros respirando fiumi polverosi ed emanava vivide luci la sua pelle di pesco, e l'ali, dispiegati arcobaleni, accarezzavan le fronde d'alberi intristiti c'al suo passaggio germogliavano stupiti ancora nude le sue auree spirali, rifulgevano al chiaror della luna nascente e della sua pienezza rifrangevano leste tutta la purezza che neonata era ancor l'ombra sua e sospesa sorrideva ai bui dell'incertezza, e si sorprendeva Anàsteros della dilagante bellezza tant'è che presto intravide acqua, limpida e cristallina presso le alture di Kanaah dove cielo sui cieli combaciava e nell'orizzonte fiammante e maculate dispersioni il sol solerte si tuffava fu lì nell'ammantata meraviglia c'Anàsteros si specchiò per la prima volta rimirando la bellezza e la sua divina fattezza s'osservò lucente e disse "madre madre mia non rivedo nei miei occhi la tua luce furente e del terrore che tu stessa adoravi non v'è ombra che m'assalga" "madre Aiag ora defunta nemica della terra e del cielo e del mare come fossi maledetta e maledetto è il tuo nome non trovo la tua pelle a coprire queste ossa nè le tue mani a toccare ora quest'acqua" " e dove s'incarna allora l'immagine riflessa e a chi debbo portar rispetto per il mio giovine aspetto" "non v'è forse legge che per creare bisogna inanzitutto amare chi hai amato madre? con chi hai peccato su te stessa? quale angelo quale dio chi ha diviso le tue pene e i tuoi odi? forse che come ascesa aurora della notte non abbia celesti pari? che come foglie secche ognuna diversa ed isolata non si trovi mai la saggezza agognata? che nella netta solitudine ogni creato carnale vaghi le terre alla ricerca del suo unico male? non c'è certezza che c'accomuni che ci renda fratelli? o gemelli impostori con cui condividere i fardelli?" s'accasciò Anàsteros e la terra sussultò al fragore della sua verità e si aprirono le voragini sulle terre riarse lontano dall'acqua dove tutto moriva e anche lì dove ora sorgeva la speranza della creata bellezza, si fermò in un istante la vita poiché l'illusione era presto svanita e delle gioie incontrate rimase solo fango e terra svilita si alzò Anàsteros per riprendere il cammino ed ormai certo di esser solo lasciò scivolare una perla dalle sue guance bianche e fu la seconda lacrima di Anàsteros
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Anàsteros: dal greco classico 'Privo di Stelle' il secondo racconto di questo personaggio 'cerca' di ripercorrere quello che secondo me è il secondo Disincanto. La solitudine dovuta all'unicità . ogni essere che vive è unico ed è proprio per via di questa distinzione, che si è irrimediabilmente soli

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (10)

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Patrizia Ensoli9 febbraio 2012

Inrimediabilmente soli... lo si è ... un racconto che è una crescita nella consapevolezza ... la seconda lacrima e altre verità... Aspetto il seguito... Affascinata e ammirata ...

S
Sadness9 febbraio 2012

Nella seconda strofa mi piace come l'autore dscrive il personaggio utilizzando metafore che lo rendono soave, lo specchiarsi per la prima volta è anche molto bella come sensazione ... lunga e profonda fiaba arricchita da altrettanti immagini racchiudendo una morale che condivido; poesia che invoglia a mille pensieri ... bella chiusa, preziose le lacrime.

P
Paolo Morganti9 febbraio 2012

Molte volte mi sono espresso riguardo la solitudine parlando non di uno stato di mentaneo solitario vivere, ma di uno stato di condizione di vita e dato che è irripetibile la vita di un altro individuo si è soli nel percorso di vita fino alla fine, si può essere attorniati da amori di varia natura che ci donano un giusto equilibrio, a non ci tolgono dalla solitudine.

Angela Fragiacomo9 febbraio 2012

Mi sto affezionando a questo personaggio, così bello così ingenuo e puro, solo come siamo soli nel nostro esistere separati alla nascita, dal cordone ombelicale... individui, soli di fronte a noi stessi, alla nostra coscienza, di fronte alla morte... eppure la differenziazione è un processo necessario all'acquisizione del senso di sé ed al conseguente esercizio del libero arbitrio... Bello ed interessantissimo il tema ancor più l'esposizione... incantata!

Caterina Tagliani9 febbraio 2012

davvero una bella... fiaba da leggere, anche se triste alla fine ma il concetto di solitudine interiore che spesso avvertiamo tutti, tutti perché unici, altro non è che il riflesso di una solitudine unversale nella quale viviamo. Molto bella.

Elena Poldan9 febbraio 2012

Bravo Redent...!... hai intrapreso un bel percorso, attraverso fiabe che narrano il disincanto... davvero originali, con la stessa atmosfera tenebrosa e onirica... dicono molto di te e dicono molto in senso universale...

Fiammetta Campione9 febbraio 2012

Si è soli, è una cruda verità, da quando si nasce fino al termine della vita, e questa solitudine data, come ben dice l'Autore, dall'unicità di ogni essere, è l'unica compagna sicura e costante della nostra vita. Non è facile capirlo, ma una volta iniziato il percorso non si torna indietro. Questa lirica, che ho letto con sommo piacere tutta d'un fiato, è un'ulteriore dimostrazione della bravura e della profondità di questo Autore, al quale va il mio plauso.

Laura Maira9 febbraio 2012

La consapevolezza di esser soli con se stessi, soli in ogni momento fondamentale della propria vita... difatti si nasce soli e si muore soli. Bellissime le descrizioni, le immagini vivide e la riflessione profonda contenuta in questi splendidi versi. Affascinante e grandioso

Annamaria Barone10 febbraio 2012

il secondo disincanto, dopo la morte, dopo la nascita... si nasce soli e si muore da soli poiché nessuno potrà accompagnarci in quel viaggio. Solo su noi stessi dobbiamo contare, perché nessuno potrà mai amarci come noi potremmo farlo con noi stessi, né aiutarci poiché solo noi sappiamo cos'è di cui abbiamo bisogno. Esseri unici, ognuno di noi, e quindi soli... eppure la vita è fatta di incontri, di condivisioni, di momenti di perfetta fusione, di unione, sono attimi, ma spezzano certo un cammino solitario che è nostro e solo nostro. Ed Anasteros continua il suo viaggio, nel nulla, nel tutto, e noi insieme a lui ci domandiamo, in attesa del prossimo disincanto, immersi in un racconto che è mito, che è fiaba, che è... vita

f
filiberto11 febbraio 2012

Il Bravo autore ci sta guidando su profonde riflessioni: nascita, morte, solitudine ... Mi hanno particolarmento colpito gli interrogativi che il personaggio- metafora si pone sul rifiuto della paternità o maternità, della progenie... Apprezzatissima.