Sulle acque di un golfo
Inseguivo i flutti
in un tepore innocente di grazia
ammalato di vino
che fragrante assonava con le onde il cervello.
Masticavo gli austeri rigori
- d'una moralità che sopprimeva i miei estri –
sputandoli in acqua
a forma di muchi repellenti.
Dall'alto d'un cielo a me distante
scorrevano sbiancate costruzioni d'ascetico vapore
che masticavo con gli occhi.
Un monosillabo angosciante
silenzioso
disperdeva il piacere antico
d'una fine ancora prematura,
della mia fine non sentenziata,
assolta, rifiutata dal fato: “ No, no!”.
Dimorava il silenzio
nel gotto d'acqua salata
e morto senza morte
morivo
trasmigrando
nell'astratto volo di stormi
che andavano lontano.
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