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Fiabe 11 febbraio 2012 · lettura 4 min · 2275 letture

Canti di Anàsteros: La Pietà (III Canto)

EnzoL 618 poesie pubblicate
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Tiepide si dissiparon le luci ed ormai fu buio pesto e le alture di Kanaah vedevano il tramonto dalle glaciali altezze del volo d'Anàsteros Librato s'era in volo il Dio che vorticava sfiorando brezze gelide lasciando alle sue spalle il tempo e lo spazio incontrato e rimirava Anàsteros con occhi d'aquila forma dell'immenso buio l'orma che si stagliava - quell'ombra - dalle foreste pietrificate fin le pianure di Kaddish un tempo rigogliose e glorificate or sol ceneri brumose ove ombre rinsecchite ramificavano in lamenti le terre ed evolvevano precoci in luoghi oscuri e feroci senza nome, senza pace erano quelle terre e dove a tratti sorgeva leggiadra la vita si chinava tosta la morte per renderla lesta finita Continuava così il volo Anàsteros nel buio senza forma che presto smiagolò all'orizzonte e a tratti luce si squamò sul buio derma ed intravide torri torri alte e formicolanti che con movimenti febbrili e costanti presentaron Boreios la cittadella e tutti i suoi abitanti Si fermò Anàsteros, sulla cima della torre più alta che le divine forme ben lo celavano ed agli occhi umani troppo umani nell'invisibile lo relegavano ed osservò come incantato quelle luci ed il vociare del vicino mercato e vide madri e figli e nonni che sorridevano colorati e dei profumi percepì la bontà fin ora nascosti dai miasmi incontrati "Oh, quale moltitudine quale gioia tra i sorrisi ricolma quest'uomini che incorniciano magiche le notti e distolgono i bui dalla memoria e dall'ancestrale paura si fan coraggio come unico corpo costruiscono e si danno agio" S'incuriosì Anàsteros che deciso inarcò le sue ali dorate trasmutando in Agonos d'umana carne per discendere tra i tanti mescolandosi nascosto tra gli umani canti e tra i tanti Egli si mescolò ripercorrendo ora le vie battute ed insieme alla moltitudine Anàsteros s'incamminò ripercorse con le genti tutta la cittadella che d'alabastri e marmi scolpita - rifulgeva luce Boreios - e certo di vita non era sopita quando ad un tratto giunsero nel grande piazzale e tutte le genti s'attorniarono in un urlo corale ed i profumi d'un tratto svanirono e l'odore d'acre sangue le gentili narici d'Anàsteros inondarono Fu sangue sangue che raggelava il tempio sangue d'innocenza asservito sangue d'umili bambini neonati che ad un dio senza nome furon offerti e sgozzati ed esso raggrumava lento ed a goccia picchiettava sul piazzale dove la gente lo accoglieva in coppe o calici e poi lo beveva e delle carni quale scempio fecero oh, che il minuto cranio ancor per terra giacea mentre un fanciullo più agiato in mezzo alla platea 'sorridea' Inorridì Anàsteros e con un gesto della mano del suo orrore fece furia fermò all'istante la vita e di tutti l'allegria abbandonò d'Agonos le carni e divino s'innalzò sui cadaveri smunti tuonando d'ira i cieli s'avviliron tutti "Oh, città vile che serpeggi lussureggiante con i tuoi vicoli lucenti e i tuoi marmi sembravan puri come i tuoi fregi immonde ora son le tue piazze le tue strade e le tue genti tutte e ciò che sembrava unito disgiunto s'è ai miei occhi dove d'atroce fine il debole soccombe e dell'innocenza ti cibi Boreios nella speranza d'ingrassare i giorni futuri povera, povera e vile l'umana volontà che d'umane doglie or perisce senza dimostrare pietà" si placò Anàsteros ed ormai certo di esser solo fece scivolare una lacrima dalle guance bianche e fu la terza lacrima di Anàsteros
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terza fiaba Anàsteros: dal Greco classico 'privo di stelle' Agonos: dal Greco classico 'non nato' Boreios: dal Greco classico 'del vento del nord' Disincanto rappresentato: la disparità, la sopraffazione, le diverse misure, la totale mancanza di empatia e di pietà

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (9)

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Clara Gismondi11 febbraio 2012

Mi pare che la razza umana sia di gran lunga la peggiore... Dipinto e fiaba dai tratti realistici e cruda descrizione delle umane gesta in sangue e sacrifici dove innocenti sono l'obolo sacrificale... Poveri dèi ...Quali ire saranno abbastanza giuste nei confronti di tali ingiustizie...(forse, in parte stai riferendoti alle foibe...) Poesia complessa, difficile che abbia colto tutte le sfaccettature ...Bella senza dubbio!

P
Paolo Morganti11 febbraio 2012

Pur non entrando nel merito di quanto il nostro poeta riesce a comporre in maniera unica e ingioiellata da un grande poetica debbo dire che è piacevole e interessante seguire l'evoluzione del suo pensiero attraverso fasi diversificate dall'intensità dell'animo, che viene messo per comporre queste fiabe.

Annamaria Barone11 febbraio 2012

è stato bello volare sulle ali di anasteros, verso una città piena di gente, che sembrava ci fosse una festa, vecchi e bambini e donne che camminano per una città piena di luce, e lui si fa umano, per partecipare a quella gioia... ed arriva il terzo disincanto, forse il più terribile: la mancanza di pietà, il votare giovani vite a dei affamati di sangue, ma sono gli uomini stessi a volerlo, a berne, in un'orgia che fa girare la testa e quasi svenire, non ci sono più odori né canti ma solo lamenti di morte mentre tutti si ubriacano, colpire i più deboli e quelli più indifesi, non una lacrima ma saette di distruzione! E continua questo poema, e la luce diventa sempre più ombra, tutti i mali dell'uomo descritti e vissuti, sulla pelle.

Fiammetta Campione11 febbraio 2012

Da sempre i deboli pagano per le colpe dei più forti, da sempre gli umili sono asserviti ai potenti, questa è una realtà dura da digerire ma è realtà. L'Autore la descrive in maniera eccellente con versi affascinanti come ormai ci ha abituato. E la fiaba continua...

Laura Maira11 febbraio 2012

pienamente col commento di Clara Gismondi... Tante sfaccettature, grande genialità sempre, e riflessione cruda delle ingiustizie e bassezze della umane gesta. Tutto sempre scritto in modo impeccabile e perfetto. Bello anche leggerti così, Poeta. Complimenti

C

ho letto le altre due fiabe dell'autore che fanno parte di questo poema e anche questa mi ha profondamente colpito per l'intensità e la maestria usata x scriverla, complimenti

Rita Stanzione12 febbraio 2012

Anche nella terza fiaba si legge l'ingiustizia e la sofferenza, raccontate con valide metafore. Colpisce il finale, quella lacrima di Anàsteros, mentre sa di non esser visto.

f
filiberto12 febbraio 2012

Straordinario il viaggio del bravo Autore nei disincanti. Un lavoro magistrale e fortemente introspettivo che seguirò sino in fondo con appassionata costanza. Complimenti.

Angela Fragiacomo13 febbraio 2012

m'ha preso allo stomaco, contraendolo, il racconto... questa lirica che si chiude con un pianto, ma prima viene l'ira dell'impotenza, poi quella della furia... dell'orrore, dell'ingiustizia, ch'è il nostro dolore quotidiano, dove il debole soccombe, qui sulla terra, tra gli umani, che del divino non conservano neppure il ricordo... cruda come s'addice alla morte ingiusta, sanguinolenta come s'addice alla crudezza della realtà, senza sconti, umana gente senza pietà, che della sofferenza fa spettacolo, mancando d'empatia... arriva piena e travolge... incantata attendo la prossima puntata...