Mi parlo
Nicolina Macari
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Oggi narro qui un'alba che è inutile far tacere
pulsa come percettibile posto
a giustificarmi.
Tra folte radure la incontro e le parlo
come linfa straziante di tormento,
alimento torbide pene tra sussurri sacrificali.
Indosso un'onda pellegrina
s'infrange stanca sull'antica spiaggia dov'è nata...
è il flusso di una corrente malinconica
persa nell'oceano.
Mordo squarci di attimi
vedo grandi masse di nubi acre
esercitate per imparare la tempesta
nutrite per mormorare la coesione del tutto.
E il tempo che si è fermato
è come una porta dalla serratura arrugginita
deve ritornare lentamente a ruotare sui suoi cardini
per aprire un altro panorama di sensazioni.
Investire gocce di vita
colori e profumi nascosti in muti rigagnoli di coscienza,
dibattersi come tocco che riceve la Terra
e sarà colui che cercavo,
l'ardito lettore dall'avveduta mano.
Così mi preparo finché io giunca
come ammirevole appuntamento nella debita attesa.
©
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