Il mio quadrato di pianura
Omero Sala
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Il mio quadrato di pianura
circoscritto fra vecchi muri a secco
mi sta davanti
nell’alternarsi del giorno e della notte,
del sole e della pioggia,
nel lento sciogliersi del gelo
e nell’attesa e improvvisa primavera.
Ma so
che questo imperturbabile giardino,
questa frazione di mappa catastale,
ha visto transitare fra i vialetti
padroni tracotanti e serve schive,
vecchie zie votate al nubilato,
rari bambini e numerosi cani,
mezzadri col cappello in mano,
vinai ed avvocati,
commercianti di seta e giardinieri,
casari e farmacisti,
poeti e gatti,
impettiti ufficiali di carriera,
esangui e sospirose signorine
col parasole nero
e guanti chiari per scuotere ventagli
e inflessibili nonne vigorose
col grembiule di lino e il fazzoletto in testa.
Questo giardino che io guardo
ha visto
una turba variegata di fantasmi
numerosa come i sassi della ghiaia,
come le foglie degli aceri e del tiglio
cadute a concimar la terra.
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Omero Sala
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