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Fiabe 18 febbraio 2012 · lettura 3 min · 2310 letture

Canti di Anàsteros: La Scienza (IV Canto)

EnzoL 618 poesie pubblicate
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Passarono i giorni e poi mesi ed Anàsteros da tempo seppelliva ricordi truci e di Boreios la cittadella velocemente dimenticò le luci che si trovava Anàsteros lungo le strade dei giganti e d'umana forma Agonos camminava nelle sabbie ora avanti agognando luce s'imbatteva tra le genti che di sguardi cupi e di stracci eran coperte e tutte, dirette per la via, ricercando - Aglenos il cieco - solcavano i deserti spesso si sentì parlare di lui vecchio e saggio dimorava nelle grotte di Candur - un uomo nato dal pianto di una Dea - che illuminata è la sua azzurra fronte di tremila anni si conta il nascer della sua umana fonte ed arduo era il cammino che tanti dei pellegrini perirono ed abbandonati furon i corpi ai corvi sotto l'arsura del sol divino e d'un tratto fu d'Anàsteros la meta - svettò Candur dalle cime innevate - e mentre il sol leone abbandonò le soglie il freddo cominciò ad infierire e della sua morsa fece morte e doglie lì nella grotta dal freddo immacolata intravide una forma seduta d'immemore tempo - Aglenos dagli occhi bianchi - e la sua barba e i suoi capelli lunghi scivolavano dai fianchi la sua bellezza non aveva eguali tra i mortali e le tempie lasciavan campo alla fronte liscia che riluceva dell'occhio metafisico di cui egli disponeva al ché s'alzò in piedi Aglenos e del suo bastone fece sostegno aprì la bocca millenaria parlando a chi per lui era giunto e degno "Figlio di Aiag cieco son io ma rifulge ora la tua luce nel mio buio che divina è l'aura tua ed è specchio per l'universo" Anàsteros s'avvicinò sicuro al vecchio ed appoggiò la sua mano sull'occhio spalancato "Oh, quale amarezza, or che - vedo - vecchio Aglenos, è la tua scienza che d'universo è imbevuta e degli astri conosci i moti delle misure non hai confine! Oh, Aglenos che il tuo verbo ha incantato imperatori e saggi tra i saggi ma la tua luce, non giunge fino al morir dell'aurora e si spegne incerta lì dove tu stesso sei frontiera" ed intravide Anàsteros tutta la solitudine del vecchio e ne ebbe compassione poiché da sempre la via cercò ma la congiunzione tra l'umano e divino sangue egli mai trovò toccò le tempie di Aglenos in gesto di celeste amore ed egli fece scivolare una lacrima dai vecchi occhi spenti e fu la quarta lacrima di Anàsteros
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Quarta fiaba Anàsteros: dal Greco classico 'privo di stelle' Agonos: dal Greco classico 'non nato' Boreios: dal Greco classico 'del vento del nord' Aglenos: dal greco classico 'privo di pupilla' Disincanto trattato: La scienza e le sue verità limitate a ciò che è tangibile dai sensi La conoscenza che rende soli, poiché la verità è incomunicabile

L'autore
EnzoL

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta

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Commenti (8)

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C

ottimi versi, un'altra perla dell'autore, complimenti notevole poesia

S
Sadness18 febbraio 2012

Una lunga strada e tanta ... e complimenti alla fantasia dell’autore che riesce a redigere fiabe così intense e oblunghe; tra il tempo che passa e il lungo cammino verso la luce ... una ricerca infinita.

Clara Gismondi18 febbraio 2012

Questa fiaba in versi è stata un crescendo di emozioni... Una visione... la conoscenza rende soli... vera... La figura del saggio mi è piaciuta tantissimo... mi fa pensare alle generazioni e alla difficoltà a tramandare saggezze... poiché il figlio e il nipote ancor di più non riescono a seguire le orme dei padri se non a riconoscerle quando anch'essi comprenderanno e forse ormai sarà troppo tardi. Bellissima!

Annamaria Barone19 febbraio 2012

ed è incanto percorrere i passi di Anasteros che si è fatto uomo e cammina tra le genti, una fiumana di persone che cercano verità e conoscenza, ma la cercano non come percorso personale ma come scienza raccontata da colui che ha la conoscenza tutta nella sua mente, viaggio inutile per i più poiché molte menti sono troppo piccole per ricevere conoscenza ed il cammino è arduo e personale, spesso non porta a nulla, certo moltissime verità sono incomunicabili, e la conoscenza genera solitudine... bellissima

Duilio Martino19 febbraio 2012

Fantasia traboccante quella dell'autore che conserva, nonostante la liungaggine tutto il pathos... sino alla fine... Scriverà un libro si Anasteros... che diventa sempre più "umano"...Fiocco!

f
filiberto19 febbraio 2012

Prosegue il grande viaggio e tra i miti oggi tocca alla scienza che pur priva di occhi illumina tutto con il suo sapere, però ancora scoperto solo in parte. Metafore roboanti in iperboliche figure che rivelano grande capacità e grande fantasia. Uno stile dirompente che piace molto.

Laura Maira19 febbraio 2012

Continua e cresce l'emozione accattivante di questa fiaba e questi versi magnifici. Sembra di vedere ogni descrizione. Capolavoro intessuto ad Arte. Maestoso, .

Angela Fragiacomo21 febbraio 2012

scienza fine a sé stessa, rende ciechi... la scienza come tutto ciò ch'è dimostrabile dagli strumenti stessi inventati dall'uomo nel suo limite mortale, va da sé non può esser verità...che quella, come ben dice l'autore, è incomunicabile, aggiungerei io inconoscibile... almeno in questa nostra limitatissima dimensione umana... ed è disincanto, lo scienziato è solo, insoddisfatto dalla sua stessa sete di conoscenza, arginata dalla scienza... un grande dire per un grande pensare, ottima!