Il cammino dei non morti

Come d'inverno
la morte in vita s'affacciava dalle nubi,
tutto s'asperse
in una trina di silenzio
tutto, si negò allo sguardo buio
vestito di miseria
palmo a palmo, battè il lenzuolo senza macchia
vagando di memoria
la mente a notti calde
contando stelle immaginarie
ad occhi chiusi
per sopravvivere all'inedia
perse le tracce
un lembo d'anima e di carne
liso di calci
restò impigliato a un ramo storto e nudo
a mò di forca
a un crocevia
ove la nudità è sinonimo di boia
quale bandiera
garrisce invisa al vento di bufera
sanguigno resto
inossidabile nel tempo
inaccessibile all'ego nato cieco
fuori dal petto
geme nell'aria unica parte d'interezza
assolo
a mille voci d'un inferno emarginato
impiccato
alle spirali fatte a croce
mentre l'indifferenza gioca a carte.
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L'autore
Kiaraluna
Scrivere è nel mio DNA ,ho iniziato da bambina,qualche decennio fa.... traballando,senza una reale mèta,ma solo con la maturità ho imboccato la strada che sento appartenermi e più ancora di recente ho scoperto che "leggersi" a vicenda arricchisce molto e , che per poter suscitare emozioni, bisogna per primi averne res
Commenti (1)
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Francesco Rossi21 febbraio 2012
Poesia di grande spessore emotivo e sociale. Sopravvivere all'inedia significa escludere lo sfruttamento e che la persona si sviluppi secondo i propi desideri. un urlo liberatorio e di denuncia che in versi magistralmente scritti porta la consapevolezza del dolore nell'universalità del suo insieme. Complimenti. magistrale.

