Qualcuno volò sul nido del Piccione

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
Commenti (12)
molto originale, forse è la crudezza della città che risveglia istinti malefici, molto originale complimenti
Una grande metafora... ci leggo qualcosa di molto tragico... insoddisfazione volontà di tornare a volare di fuggire e di schiantarsi magari all'aria aperta... e non nel grigiore della Città ...oppure delle mura domestiche... Se così fosse non devi temere la protezione animali... ma qualcunaltro!...Grande Red! F*S*
un testo che mi è piaciuto moltissimo, "stupido Piccio" lo sono stato tante volte, anzi... forse lo sono ancora. Abilissimo l'autore in questa stupenda metafora "urbana" come lui stesso precisa nella nota. Complimenti.
già, e non nego che leggendo, un po' quel Piccio, a volte lo sono stata anch'io, quasi come se solo con una "martellata" presa dall'esterno sarei riuscita a smuovere situazioni che sembravano insormontabili. Ed è una metafora urbana durissima, dell'incapacità di prendere decisioni, di volar via da situazioni improponibili, relazioni, lavoro, supposti amici con un unico gesto, quello di dispiegare le ali ed andare via dal grigiume, dal conosciuto, da quello che pesa inesorabilmente fino a spezzare il collo, la parabola del " non cambiare la strada vecchia per la nuova" anche se la vecchia è greve. Ottima riflessione che penso coinvolga ognuno di noi
Molto interessante la metafora che ci conduce a riflettere sulla vita di tutti i giorni e su come a volte si è ciechi, inutilmente e inesorabilmente prigionieri di sè stessi e della propria situazione stagnante, vediamo molto chiaramente i problemi degli altri ma i nostri "spigoli" la nostra pochezza ci rifiutiamo di prenderli in considerazione. Applauso per questi versi amaramente ironici e interessantissimi
Deprimente svolazzare tra i marmi e i travertini delle città odiati da tutti perché sporcano con il guano sciolgono statue e imbrattano opere e tutti vogliono cacciarli avvelenarli farli cacciare dai falconi insomma si è liberi di volare in foreste splendide a contatto con la bellezza della natura e invece si marcisce in città avvelenate e grigie
ed io sento molto questa tua, caro Redent. Sapessi quanto fà soffrire e che ossessione. Un giorno cercai di salvarne uno, e da quel giorno, il periodo successivo me ne ritrovai spesso nuovi nel cortile. Bella e struggente metafora. Crudele com'è la prigione del vivere a volte.
Macabra sì...Nel piccione c'è anche il desiderio di uniformarsi al ritmo metropolitano... sempre in cerca del semino... dove c'è gente... cosa importa il resto. Spesso non ce lo chiediamo perché riescano ad adeguare la loro vita alla nostra così bene da essere piccioni metropolitani... Distorsione di ciò che è natura non credi? A proposito del film invece...è uno dei miei film preferiti... un'emozione solo a ripensare al personaggio dell'indiano... Anche in questo caso... c'è sempre una vittima predestinata che è sempre la più debole... no? Molto bella!
Bella metafora, originale, incredibile e fortissima. Molto apprezzata, . Complimenti
molte son le considerazioni che vengono in mente alla lettura di questa interessante e dolceamara lirica... abbiamo rubato la natura agli animali, uno scippo che perpetriamo quotidianamente su tutto il globo, costruendo i nostri nidi di cemento, ed i risultati son devastanti... inoltre noi stessi come il piccione, perdiamo il volo, rassegnati, infine attendiamo solo il colpo di grazia, per volare ancora e quel che è peggio, insegnamo questo ai nostri figli, tutti allineati benpensanti, in riga, non si protesta, non ci si ribella, si ubbidisce acritici... che infinita immensa amarezza... davvero una riflessione importante in questi importanti versi... grazie!
bella metafora, il poeta che ci sorprende sempre più che mai condivido il commento di CG. una bella poesia, molto particolare ... ricca d'insegnamenti
Una tragica metafora, angosciante la crudezza del messaggio... siamo tutti come il povero Piccio... uniformati e agonizzante, la cosa peggiore è che ogni tanto ce ne rendiamo pure conto... Sopravvivenza?? O solo rassegnazione? Bella e ottima lirica...








