La Luna Di Babele
Babele s'allunga a impugnar Luna,
versando della man l'ombra su terra,
anch'ella tenue nella notte bruna:
calpesto è l'uomo, ma l'astro mai afferra.
Si getta ancora contro il velo del ciel,
fu a sé, al notturno cosmo, la guerra
sua d'incanto, di chi legge il suo vangel.
Sotto un manto scuro, o città insonne,
canto intoni alla luce sua e suo gel,
batte, or brucia, come cuori di donne
di tutto questo cielo questa brama,
fin'assiem crollo d'Ercole colonne.
Un triste violin, un coro la trama
di Dio sono, o Luna, chi infine t'ama.
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