La Mia Terra
Qui fiorisci tra le onde,
O Musa,
e guardando queste sponde,
confusa,
questa mia città di carta,
toccata
da un mare che il Sol marca,
O Amata,
di mirare le sue pene,
sopporta!
Qui vicino di Sirene
ci porta
lo Scirocco persa voce,
dei colli
queste gobbe dan la croce
ai molti
contadini coi quei visi
arcigni,
dell'odor di terra intrisi.
Maligni
qu'e'i segni su in cielo
per l'uomo
che per mare va con zelo,
e sono
le tempeste ad agitare
carene,
quando lame d'altro mare
saracene
ti razziarono mia Terra.
Gli amori
della stanca gente ch'erra,
rancori
queste vite senza meta,
O Musa
non lamento sol d'un poeta,
O Musa
non sol versi come seta!
L'ulivo
capo cinge del defunto,
io vivo
sua sott'ombra in questo punto.
©
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Commenti (1)
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A
Antonio Terracciano7 marzo 2012
Conosco abbastanza Agropoli per potere affermare che chi ha scritto questa poesia ne ha fatto un ritratto scarno ed essenziale, ma completo, alquanto corrispondente alla cittadina stessa. La scelta stilistica di alternare ottonari a versi di tre sillabe, sempre molto ben rimati, allunga, se così si può dire, la spigolosità della poesia, che ben si abbina a quella della regina del Cilento e dei suoi abitanti.