Cinico addio ad una madre di cemento

Ultima,
non grido gioia
grido la fine tenera e giovane.
Viola di metallo ho indossato
e il lustro fascinoso
mi ha legata a te con argenteo carisma.
Se t’ho odiata non ci son colpe
se t’ho amata è definito desiderio
di congiunzione come piccole siamesi,
che quel siam state.
Ultima,
darti della bastarda vorrei
per i dolori soffusi
che il tuo petto piumoso m’ha generato
ma altro non faccio che amarti
è nell’addio che la nostalgia s’agita un po’.
E non più malata visiterai i miei sogni
volgarmente ti piango un po’
sei demente madre tremante.
Lontana me ne vado or da te
con segni pietrosi che m’hai scheggiato in cuor
addio a te
ma non a traumi lievi
derivati dal tuo tremar faticoso.
E vecchia efferata t’ho chiamata
e sadica estremista t’ho solfeggiata
e matrice polverosa sei stata
in notti da dimenticare che non dimentico.
Ma ora per l’ultima volta t'osservo
fuggi lontana e fuggo felice
dal tuo cuor di verde e cemento,
accarezzo il finestrino,
ci poggio su la lingua,
ti assaggio per l’ultima volta grande bastarda.
Ti spio e ancora
fin quando la tua amabile mossa
non scompare definita
dietro alberi, case e autostrade.
Addio borghese decostruita
la lotta ormai s’è chiusa
così diplomatica
da lasciarci entrambe in vittorie d’aria.
Addio maldestra mancina
sputo delicata sul tuo mantello di piume
un po’ sporche
un po’ compassionevoli
con i ricordi che sfrecciano
dannati dietro i miei occhi
li cancellerò.
Ti cancellerò con serenità
e per ora
addio mia vecchia madre di cemento.
©
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Commenti (2)
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Stefano Drakul Canepa28 marzo 2012
mi è piaciuta tantissimo la trovo musicale, di gran classe e molto significativa... non occorre dire altro. Cinque stelle
Francesco Rossi28 marzo 2012
La composizione poetica letta con calma e attenzione suscita nel mio pensiero quella bella sensazione di ritornare fanciullo nel bosco, con ali di farfalla, libero di volare pure per un giorno soltanto, assaporando struggenti resine di respiro. Un verseggiare armonico.

