Rose tra i rovi

Bevevo insolitamente
dalla brocca di una pallida rosa
senza stelo senza foglie
senza spine senza colore.
Bagnavo il mio palato d’ogni suo flusso
ne godevo golosa
sentivo la sua linfa vitale affacciarsi nel mio cuore
forse senza nulla dentro.
Animale e viva sentivo battere la scossa in me,
il mio cuore aveva cominciato a battere
nel bagno di sudore
tra le foreste inaccessibili del mio inconscio
semispento dal tempo.
Ho scoperto che anch’io potevo toccare pianti altrui
e fitte impercorribili lungo il corpo.
Sentivo viva la natura del mio animo,
il sole s’accese,
in un lampo che ne restai accecata.
Continuo a restare immobile
ai suoi piedi che sboccia forte e persa
come quella libellula goliardica
che m’aveva irradiato la mano
nello scrivere dolciastre parole non labili
sulla porta del non senso color porpora.
T’amai come quella parte di me più fragile,
t’amai senza pentimento
t’amai di dolor se solo mi frustai quando esso finì.
Mi ricordo di te sul ciglio dei miei guai
sempre li a dissociare la realtà
che come grandine mi ammaccava la corazza,
ti sento nelle vie respiratorie.
Ti sento passeggiare nella mia faringe.
Non te ne andrai mai.
Sei stato sole nato da fanghiglia incolore
prurito non grattabile dentro il petto
pietra abbandonata dal tempo nel mio stomaco
sei stato marea ingorda che ha fatto smuovere il mio cuore nero
non mai tremulo il mio inconscio ti vorrà
e vedo libellule fantasticare attorno a me
e vedo guardingo il pianto secco
che lasciasti attorno a me,
mai t’abbandonerà il mio spirito straziato
dalla tua presenza benigna.
©
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