Chiave prigioniera

Con getto d’acqua che mi bagna il viso
destreggio nervosa le scartoffie della mia vita,
scavo, son li che maneggio non con cura.
Sei lì lo so, in fondo al cassetto
ma ci sei.
Ti ho nascosto quando eri ancor bambino,
forse neonato,
ma ci sei ne son certa.
Eccoti,
ti ho preso ci sei,
tu non mi vedi
la pelle che riveste le mie mani ti tocca,
viaggiano maligne sul tuo corpo cresciuto.
Non puoi ancor sentirmi
la polvere degli anni ti tappa il viso.
Ti tocco viaggio lenta
con le unghia ben affilate sul tuo corpo metallico.
Ti porto via con me,
le mie tasche ben t’accoglieranno durante il tragitto
scusa per le latrine tue compagne di viaggio.
Non son lontana,
ormai non più così vicina.
Il baule violaceo mi guarda impaurito,
è ammalato di polvere anche lui
è solo pezzo creato da artigiani schiavi.
Ti raccolgo con forza maldestra dalla mie tasche,
ingoia la polvere bagnata di saliva
apro lo scrigno,
oh si….
quello che ha fatto prigioniero il mio cuor per anni.
Lo sento morto, sguazza lento sul legno putrefatto.
Non ricordo più nulla del perché lo feci
a colazione mangerò il mio cuor con metallo squagliato
e polvere d’odio
quella che ti cade dalla bocca.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!