Degente ossequioso

Che malato saresti stato
senza peccati veniali?
Ti han portato al letto di morte
tutti i tuoi desideri secondi.
Pacato sostituivi la voragine mortuaria
con piccoli attacchi di vita gioiosa.
Che gara funebre ti han fatto in cuor
quei geni stretti che davan alla testa.
Sedicente deriso verseggiavi sul tuo diario
forse per sfortuna
forse per passatempo inutile,
quel letto per niente decoroso
su cui porti a decubito il tuo deretano
fa finir li deliziosa la tua vita giallastra.
Che dirti degente ossequioso?
Spolvera la bocca
se parli con chi ce l’ha già spolverata
cuci le palpebre se guardi fisso negli occhi
chi è già cieco dalla nascita
schermisci prima te stesso
schermisciti statico
dopo aver azzittito un povero muto.
Degente violentato vorresti esser
pur di vedere il mondo educato,
utopia.
Ti lascio or morir sul quel letto
che ha preso la tua forma orrenda.
Saresti potuto esser un buon uomo
dalla fine radiosa,
ma sei qui,
dinnanzi a me.
Ti osservo famelica,
sai cosa faccio gentilmente?
Stacco la spina,
inutile falsario.
Il gesto insano ho compiuto,
la luce l’ho spenta,
gli occhi dallo sguardo incredulo t’ho chiuso.
La porta l’ho chiusa,
degente ammanettato da cinghie di cuoio,
ormai cadavere sei.
Il cuore l’ho chiuso, si proprio ora.
Forse son più paziente io di te
che ho aspettato così tanto,
forse son più malata io di te
che fiera me ne vado
verso il tetto che ricopriva la nostra casa.
©
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