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Erotismo 21 aprile 2012 · lettura 2 min · 1315 letture

La maestra dei gravidi rampolli

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Maria Pia Ercolino 85 poesie pubblicate
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Immagino la finestra che s’affaccia sul giardino quello del sole si distende sulla terra come mare sulla sabbia molle e rugosa, la osservo impettita trasognante come bambina viziata tra leccornie colorate si perde. Immagino cosa c’è al di la di essa mi sento bagnata non è sangue rabbia sporchissima riga organi misteriosi in me, immagino la libertà vista con gli occhi della finestra. Piacere disturbato cala malato come è rovente l’incudine sullo strisciar della lama. Mi avvicino, a quattro zampe non timida ormai ho occhi schizofrenici ingordi toccano la finestra quel tuo corpo legnoso riga le mie mani mi strofino un po’ viziata di disgiunti piaceri antichi. Mi aggrappo a te vorrei abbracciarmi ma ho le braccia incollate a nastro biadesivo, son infossata tra orgasmi sbagliati e una libertà assuefatta come ti sento sotto il mio corpo epilettico, salgo su di te con gioielli senza più vestiti faccio ombra sul tuo corpo calore storpio e odoroso orgasmo senza tremar godi soffusa. Il piacere soffiante e il godimento macabro degenera noi due. Voglio cader giù di spasmi asfissianti il tuo frutto si tinge del tuo miele più gaudioso. Guardo da lontano il pettirosso avvicinarsi con pietà mi osserva, voglio volare ….lo voglio voglio sentirmi libera ….lo voglio come connubio matrimoniale tra la notte e la morte tra la libido perversamente travolgente e l’odore strepitoso del corpo della morte. Guardo giù strofino ancora quel che sono contro la tua parte virginea guardo me riflessa nei tuoi vetri quasi vecchi come arcano piacere mi macchia l’anima ma io lo voglio… tra tombe melmose e la culla della vita io lo voglio…... Il pettirosso s’avvicina all’abito che ormai non ho più indosso mi sfiora cado giù, gioia perversa si è dipinta nel mio volto. E come sesso improvviso dopo la solitudine mi spappolo sul giardino del sole quello molle quello luccicante. E son anch’io pettirosso ormai tremante di goliardo pentimento e di soddisfazione psicopatica di rosso mi tingo che non son piume non son vernice sangue e orgasmo sfioran corpo decomposto e anima contorta.
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La masturbazione ossequiosa di una mente incerta. L'ossessiva mania di godimento che colpisce il corpo, si insinua nell'inguine, nel cuore, nella mente. La mania di volersi soli, irrefrenabile, e mai andrà via se non all'ultimo tocco di quell'orgasmo, di quelle urla di libidine impaziente che poi tutto via si portan, compresa la vita.
Suicidio e sesso. Un unione, per me, perfetta.19 marzo 2014
M
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Maria Pia Ercolino
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