La maestra dei gravidi rampolli

Immagino la finestra che s’affaccia sul giardino
quello del sole
si distende sulla terra come mare sulla sabbia
molle e rugosa,
la osservo impettita trasognante
come bambina viziata tra leccornie colorate si perde.
Immagino cosa c’è al di la di essa
mi sento bagnata
non è sangue
rabbia sporchissima riga organi misteriosi in me,
immagino la libertà vista con gli occhi della finestra.
Piacere disturbato cala malato
come è rovente l’incudine sullo strisciar della lama.
Mi avvicino, a quattro zampe
non timida ormai
ho occhi schizofrenici
ingordi toccano la finestra
quel tuo corpo legnoso riga le mie mani
mi strofino un po’ viziata di disgiunti piaceri antichi.
Mi aggrappo a te
vorrei abbracciarmi
ma ho le braccia incollate a nastro biadesivo,
son infossata tra orgasmi sbagliati
e una libertà assuefatta
come ti sento sotto il mio corpo epilettico,
salgo su di te
con gioielli senza più vestiti
faccio ombra sul tuo corpo
calore storpio e odoroso orgasmo
senza tremar godi soffusa.
Il piacere soffiante e il godimento macabro
degenera noi due.
Voglio cader giù di spasmi asfissianti
il tuo frutto si tinge del tuo miele più gaudioso.
Guardo da lontano il pettirosso avvicinarsi
con pietà mi osserva,
voglio volare
….lo voglio
voglio sentirmi libera
….lo voglio
come connubio matrimoniale
tra la notte e la morte
tra la libido perversamente travolgente
e l’odore strepitoso del corpo della morte.
Guardo giù
strofino ancora quel che sono
contro la tua parte virginea
guardo me riflessa nei tuoi vetri quasi vecchi
come arcano piacere mi macchia l’anima
ma io lo voglio…
tra tombe melmose e la culla della vita
io lo voglio…...
Il pettirosso s’avvicina all’abito
che ormai non ho più indosso
mi sfiora
cado giù, gioia perversa si è dipinta nel mio volto.
E come sesso improvviso dopo la solitudine
mi spappolo sul giardino del sole
quello molle
quello luccicante.
E son anch’io pettirosso ormai
tremante di goliardo pentimento
e di soddisfazione psicopatica
di rosso mi tingo
che non son piume
non son vernice
sangue e orgasmo sfioran corpo decomposto
e anima contorta.
©
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