Camera

Chi lo prova che non vivi, chi lo nega il tuo pulsare,
io per ore in compagnia, ti ho sentita respirare.
Tutti i sensi son sfruttati, pari essere di carne,
hai sentito, hai subito, esperienze a misurarne.
Tue aperture ampie braccia, a quell'ora accettan sole,
è l'irraggio di una favola, proiezioni di calore.
Polverosa e prepotente, togli fiato in ambo i sensi,
ti respiro a bocca aperta, con i tuoi vapori densi.
E la sera t'incupisci, giù di notte a capofitto,
braccio candido su strada, lo spiraglio avorio e zitto.
Poi t'ingozzi degli aromi, dai miasmi alla fragranze,
cameriera un po' inesperta, servi assieme le pietanze.
Il calor trafigge i piedi, geli e ghiacci se m'abbracci,
son le colpe de' tuoi arredi, l'attutiscono i miei stracci.
Sei lo stralcio d'un istante, proiezione di una storia,
me ne andrò da te un domani, non sei stata provvisoria.
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