Quel pomeriggio
Omero Sala
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Quel pomeriggio ti ho fatto arrossire.
Lo ricordi?
Eri ai fornelli
(stavi cucinando gli involtini)
e ti chiesi perché mai sotto i vestiti
tu fossi così nuda.
Stupita, confusa, sconcertata
fissavi il grembiule che indossavi
(quello a quadretti bianchi e rossi)
e non sapevi cosa dire.
Io davo enfasi alla cosa
e ti scrutavo dalla testa ai piedi
e dai piedi alla testa
e sgranavo gli occhi
e scuotevo la testa sbigottito
con indulgente disapprovazione.
Tu mi studiavi, ferma,
e ti guardavi in giro imbarazzata,
arrossivi, ridevi,
il braccio sinistro sopra i seni
con il mestolo di legno sollevato,
la mano destra al pube
con uno strofinaccio a far da schermo,
in posa
come la Venere pallida e scarmigliata
di Sandro Botticelli.
Scostandoti le braccia,
lentamente,
ti chiesi di lasciarti contemplare,
di non aver vergogna.
Avevi gli zigomi di pesca,
l’incanto dentro gli occhi,
i brividi alle labbra e il fiato corto.
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L'autore
Omero Sala
Commenti (2)
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Lina Sirianni1 maggio 2012
Il racconto di quel pomeriggio si snoda in questi versi... molto dolci e impregnati di sentimento
h
hy ju1 maggio 2012
Come un momento, possa diventar sintesi di un'intera storia. L'attimo fuggito, preso da solo, diventa un tutto, assume la luce di quello che vorremmo, anche solo per poco, poter rivivere di nuovo.

