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Introspezione 18 gennaio 2007 · lettura 1 min · 4439 letture

La danza del coltello

I
Il Crudo 57 poesie pubblicate
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nello specchio il mio volto stanco e malato nelle mie memorie confondo quello che avrei voluto con quello che è stato ma di rimorsi, in fondo, non ho mai vissuto tracotante coi potenti difensore dei deboli amorevole come un pappone tagliente come un barbiere sbadato forse solo un povero illuso ma nessuno, lungo la via, ho mai abbandonato lascio a voi il conto delle mie ferite i miei occhi appannati vedono ombre e alcune le ho subite per te che inutilmente ho protetto che non ho mai rinnegato con lame di coltello sempre sono stato pagato
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L'autore
Il Crudo

Io e te vedremo nella prossima vita

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Commenti (10)

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F
Francesca Coppola18 gennaio 2007

scorrevole, con un buon ritmo, incisiva la chiusa. Un bel testo, dove è chiaro che l'autore fa una sorta di resoconto della propria vita... un risultato negativo, dove il dare è maggiore del ricevere e aggiungerei anche che è sempre così!

O
Oliviero Angelo Fuina18 gennaio 2007

Introspettiva poesia di bilanci, dove non si raggiunge mai la parità fra il dare e l’avere (anche se i conti con la propria dignità ed il rispetto per se stessi tornano) . br E le ferite sono lo scontrino del prezzo della vita. br E’ una ballata affilata, la tua. Una bella ballata. br So Long, Crudo! )

M
Maurizio Brancaleoni18 gennaio 2007

... è quello che capita quasi a tutti... e c'è comunque da essere orgogliosi di ciò che si è e si sarà, nonostante tutto... non è il massimo, ma è sempre meglio di niente...

C
Cesare18 gennaio 2007

Di solito i potenti non usano lame di coltello, hanno tanti mezzi per annullare Robin Hood. Comunque la poesia a me piace, anche se un paio di mio, mie, all'inizio secondo me stonano. Scusa ma perché hai scelto Il Crudo come nik? (a me fa pensare al prosciutto di S. Daniele) . Cesare.

Elisabetta Randazzo18 gennaio 2007

In tuo modo di scrivere si nota da lontano, le tue poesie affilano la mente perché parli della vita cruda che viviamo tutti i giorni

L
Lozio18 gennaio 2007

Il crudo allo specchio... cosa può uscirne? Quello che mi ha colpito è che in questo autoritratto ci sono le lame, le ferite, gli occhi appannati, le ombre, barbieri sbadati che tagliano gole, c'è la stanchezza e la malattia. Ma niente sangue. Come se non ne avesse più. Come se il tempo fosse passato e abbia fatto male, ma tutto ora sia più clemente e senza sangue.

A
Almina19 gennaio 2007

E’ proprio una danza. Quella che dondola tra il sapere quel che si è fatto di buono, e il dubbio di non aver fatto tutto, il sapere di non avere rimorsi e la voglia di non aver ripianti. Una analisi pessimista (ma non troppo) del proprio vissuto... sentendo la stanchezza e la delusione. Tutto questo tradotto in poesia... una poesia ”cruda”, disincantata..ma con uno sprazzo di dolcezza... prima della della tagliente chiusa. Piaciuta.

Ferny Max Curzio20 gennaio 2007

L'A. (30enne) escogita in realtà 1 provocazione futurologica, descrivendosi già mlt in avanti cogli anni e, soprattutto, coi segni inconfondibli delle innumerevoli lotte sostenute, a suo dire, quale Cid Campeador di cause in fondo perse + ke da ogni altro 1a da lui, ke s'aspettava forse in cambio nn certo cattiverie. Dura la realtà: l'irriconoscenza umana è + grande, fu detto, della misericordia di Dio. A parte la simpatia dell'A., anke il testo è bello come 1 ballata country. Bravo.

Sandra Spano3 febbraio 2007

grazie, terrò buoni i tuoi consigli... anche questa è molto bella

L
Leroy875 ottobre 2007

..le ferite sono il segno di una vita vissuta, sofferta, fatta di tante piccole conquiste quotidiane. Non c'è niente di meglio che combattere per i propri ideali, i propri valori. Non importa se poi non saranno riconosciuti i nostri sforzi, perché l'importante è essere consapevoli di aver fatto ciò che ci sentivamo, ciò che credevamo. Solo così potremo essere soddisfatti di noi stessi e della vita che ormai si è lentamente consumata. Bravo, bellissima poesia e continua a combattere!