Il male degli altri
Marco Zuffo
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Non fa troppo rumore
quel martellare sul ferro
lontano, disperso,
coperto dal pianto d’un bimbo.
Una nota sorda in sottofondo,
che a tratti prende il vento.
Non disturba poi tanto
quel ferro curato da mani capaci
o il pensiero delle braci nella forgia,
nel girone d’una tombola d’ospizio.
Lo strazio inizia al cospetto del disastro,
quando l’odore salmastro del rimorso
sale ancora più in alto.
Sono immagini nitide e vere,
il suono è intenso,
come sangue denso
ribolle un senso d’impotenza,
l’incoscienza d’un mondo buio
porta al largo il codardo.
Non è un suono grezzo
come stridere d’unghie sul fondo
ma un’eco lontana,
la sensazione strana di saperlo,
distratta dal tempo dilatato,
dallo spazio infinito,
attutito dal tepore
di una notte attorcigliata
a un letto tranquillo.
Sarà uno squillo a svegliare il coniglio
e nelle orecchie quel fischio
mischierà un’altra volte le carte.
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Marco Zuffo
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