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Riflessioni 22 maggio 2012 · lettura 2 min · 1758 letture

Il mercante di sfortune

M
Maria Pia Ercolino 85 poesie pubblicate
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No, non lo so sto criptando qualunque segnale inviatomi dall’inferno. Scotta come il ferro rovente che mi appiattisce l’anima in lingua biforcuta s’è trasformata quella grande carogna. Mi piaceva correre dove pavimento non c’era l’aria governavo la forza di gravità era succube di me. Ed ora? Vecchie bisbetiche arroventano come bachi da seta su fatti strani che potevan esser ancora i miei. Tu mi guardi dall’altro, ma come alito putrido fai storcere la mia espressione facciale. Non affievolisci nessuno ti vuole e lasciami stare ancor in pace. Mi piaceva sognare spargevo la fantasia tra verde e rosa seminavo il cuor di unicorni e cavalli. Ed ora? Un braciere quasi spento è stato abbandonato in me. Tu mi osservi ridendo la vita è fortuna la vita è caso come dadi bastardi che ti fotton la vincita. E poi perdi e se ti rialzi fallito resterai se schiavo di quei dadi. Mi piaceva giocare, saltavo i binari della ferrovia sfidavo la morte, saltavo gli ostacoli, sfidavo la vita. Ed ora? Rigagnoli sporchi affluiscono al posto del mio sangue, non ho pietà né amore da darti. Spiacente, il faro s’è arrugginito la luce s’è fulminata. Nulla più c’è da queste parti. E prima? Prima esageravo nel vendere il cuore. Ed ora? Ora esagero nel vendere sfortune.
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