Non chiedermi
Non chiedermi
la vita
il senso
e i moti a lei connessi.
Non chiedermi
il fuoco
che ci fa ardere
come sterpi
nel focolare
di Voluttà e Lussuria.
Non chiedermi il freddo
che gela il cuore
e il sangue di una specie sconfitta,
piegata sotto il peso
dell'anelito di libertà,
nei tristi meandri vuoti
della ragione superba.
Non chiedermi
l'orgoglio
l'istinto ferino
che ci fa camminare
nel deserto dell''Orco,
nell'inferno della vita
e ogni passo è gora profonda,
baratro nel nulla,
eppur il piede si trascina.
Non chiedermi
il pianto
di un padre
che il figlio
ha visto morire
per la malvagità
dell'uomo, "l'essere perfetto",
e il timore taciuto
di una madre
che vede il sorriso del prediletto
lasciare ignaro la casa per l'ultima volta,
prima che il sordo fato lo cancelli dal mondo.
Non chiedermi
le risate
le gioie e le promesse tradite
di un'esistenza
che pasce materna e accarezza
le gote rosse di un ragazzo
che pallide si spegneranno nella noia che uccide.
Non chiedermi
i colori e le sfumature dell'iride che
sono già uniformi
e grigie macchiettine
sulla tavolozza del pittore disilluso,
demiurgo decaduto, prigioniero della ruggine.
Non chiedermi l'amore
e il sentimento puro
che cantori castrati
annunciarono
a signori, a dame e a fanti
che il tempo spendevano
a rincorrere nuvole deformi
nel cielo della loro onirica fantasia,
ignari che l''amore è chimera,
ottativo di un cuore
che spera
pur nella vanità del tutto,
una piacevole illusione
che svanisce alle porte del Tartaro
e spesso ancor prima...
Le sabbie del tempo
scorrono nella clessidra:
granelli di polvere,
viviamo nell'istante
in cui Tuche ci concede
uno spasmo confuso
prima del tonfo finale
nel deserto caotico
delle sabbie del tempo eterno.
©
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L'autore
Alessandro Accorinti
Nasco il 10/07/1994 a Vibo Valentia. Vivo a Pisa e scrivo poesie da quando avevo circa 14 anni.
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