Abisso

Come la conchiglia
porta all’orecchio il mare,
cosi con i sussurri
i tuoi abissi in me respirano
e come le farfalle,
consapevoli di dover morire,
rincorriamo gli estremi istanti
pur se i nostri voli uccidono.
Fanno quasi male i baci,
che con dolcezza le labbra mordono
e le lingue molli e audaci
il lor spazio si contendono.
I miei fianchi incatenati.
alle morse tue si piegano
e con falsi compromessi
le censure i "si" concedono.
Inganniamo i nervi fragili
che nel ritmo si contraggono,
poi entra in scena la malizia
con enigmi che i vizi celano,
nell’interpretarsi acerbi,
i lineamenti si stropicciano,
ma le mani poi con grazia
strappando i pizzi tutto svelano.
Si sconvolgono le pose
che del piacere l’oltre risucchiano,
col presentimento innato
che si oblia per riaver stupore,
poi cosi, come le rose,
che tra spine i profumi salvano,
ruminiamo il divorato
perché ci possa ancor stordire.
©
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