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Cronaca 29 maggio 2012 · lettura 2 min · 1747 letture

Canzone delle rovine (England, 1940 - 1941)

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Non svegliarti sorella, non ora, non adesso. Ieri un uomo si è lanciato, sembrava un angelo: braccia d'ali e sguardo verso Dio. Lacrime scendevano dal cielo, poi venne il rombo. Cadde la morte, bastò poco e tutto crollò; intorno a noi il silenzio, ma tu dormi sorella, non è ora di svegliarsi. Ieri un uomo si è lanciato, sembrava un angelo: braccia d'ali e sguardo verso Dio. C'è un clown in strada, accasciato a terra, la bocca é rossa e il naso non c'è più. Ti tengo stretta sorella, ascolto il respiro del tuo sonno. Ieri un uomo si è lanciato, sembrava un angelo: braccia d'ali e sguardo verso Dio. Urla d'odio e di dolore, follia dell'uomo in assenza d'amore. Dall'uscio d'un bacio, il fiore della speranza: una futura mamma e un futuro papà. Ti tremano gli occhi sorella, ma tu aspetta, è ancora tempo di celarsi all'orrore. Da lontano emerge un odore, ricordo di pulito, perso tra il marcio e il fuoco nero. Posso sentirlo, seppur fioco; il gusto per il bello, Dio mi ha concesso. Ti tremano gli occhi sorella, ma tu aspetta, è ancora tempo di celarsi all'orrore. Il vento è ancora caldo oggi, altra morte è scesa dall'aria. Ma qualcosa è cambiato; meno clown e più uomini, un puntino rosso corre tra il grigiore. Ti tremano gli occhi sorella, ma tu aspetta, è ancora tempo di celarsi all'orrore. Il mondo era azzurro, quando il rombo cessò. Un uomo sorrise al cielo, le braccia verso Dio, un angelo sul volto. Ora puoi vedere sorella; scaldami il cuore con uno sguardo, sono stanco del freddo. Urla di libertà, le strade ne erano piene. Sento gli odori, forti e vividi; svanisce il marcio, scompare il fuoco nero. Ora puoi vedere sorella; scaldami il cuore con uno sguardo, sono stanco del freddo. La città è ferita, sanguina copiosamente; il medico però lavora, rapido e veloce; lo vedi sorella? “Si, lo vedo. Ma ora riposa, parlerò io per te. Stai al caldo fratello e piangi...”
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La poesia è ispirata al bombardamento di Londra, ad opera dei tedeschi, durante il secondo conflitto mondiale.

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Commenti (1)

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maria bizzocchi31 maggio 2012

L'orrore della guerra non è stato mai abbastanza descritto. molto bella evocativa .complimenti.