A me stesso
Addio fole, addio vanità
che il cor mio riempiste
il dì primo che gli occhi miei
su di lei si posaro.
Addio illusioni, addio chimere
che compagne mi foste in notti
di sogni inquieti, quando il pensiero
a lei giungeva e il cuor palpitava,
e la febbre mi coglieva e i brividi
e i sussulti felicemente.
Non son più ingenuo
né di grandi immagini capace.
Or tutto è chiaro e limpido
agli occhi miei,
svelato infine quel che 'l sentimento
alla vista maligno avea celato.
Ragione incede bellicosa
la spada dal bel fodero estraendo
e biasima e offende e
ferisce il genio dell'amore che
forse null'altro è che male funesto,
del sentimento puro nemico.
©
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L'autore
Alessandro Accorinti
Nasco il 10/07/1994 a Vibo Valentia. Vivo a Pisa e scrivo poesie da quando avevo circa 14 anni.
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