L’amaro dei giorni che ho venduto
L’amaro dei giorni che ho venduto
A te dio irriverente
Che oltre i confini dello smeraldo sepolcrale
Trasbordi l’anima al suo patimento.
Luci soffuse e grigi candori
Occhi di sonno e piccole mielosità
Placebo fortitudo e cortine di stracci
Accendo la luce sul comodino
E guardo passare la fila dei prigionieri
Composita e stanca verso il domito domani.
L’amaro dei giorni che ho venduto
Si esparge come quintessenza della quotidianità
Viole d’autunno suonano a ritmo del colore
Che giace immobile sul sepolcro di fianco
Mi giro anch’io verso il cielo speculare
Alla ricerca di un appiglio per scavalcare.
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