Tra veglia e pioggia artiglia la sagoma
Nicolina Macari
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Aroma di bagnato
nei segmenti d'inquiete mani
appare finita la volta celeste
a questa visione liberata nello spazio
che una finestra chiude
Oltre opachi vetri
una sagoma che mai vuol morire
ha pelle di rovo
trasuda ancora -pulsa-
ha sporcato l'ingenuità di fanciulla
profondo il dolore
la fiamma d'una candela si spegne
ritorna la paura
Tra veglia e pioggia artiglia
ha sede e ritrovo gelando l'aria
in un dedalo che arranca nel buio
sacrificando la luce
certi spettri hanno il potere
di portarsi via lo spirito
come ostaggio custodito da fiamma
la cui ancora incendia
di mestizia il cuore
Stanche le palpebre
socchiudono spigoli di ciglia
serrate dal fremito d'un respiro
s'arrendono all'esilio d'ombra
raccolta nella mente
©
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Commenti (2)
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Bruno Leopardi3 giugno 2012
Poesia di versi eccellenti formati da ricercate parole al fine di dar suono e immagine compiuta. La quarta strofa è davvero bella, di notevole spessore. Molto sentita.
angelo cora3 giugno 2012
Tra ricercate note e immagini dolenti, appare dietro l'opaco dii vetri quel sempre, mai scordato momento, di dolo che insegue ovunque la mente - Fantastiche note a raccontare una triste stonata, immagine -


