Fra l'infinito e il quark
Michele Tropiano
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Notte fonda in città:
le uniche luci,
lampi smorti morenti sui marciapiedi,
fuggono dalle case sparse dai vetri opachi:
intra- vetro intravedo qualcosa…
ma poi intra- vendo per pochi spicci
i mie’ occhi stanchi
al primo che passa.
“Ecco, tieni i miei occhi,
passeggero della notte sciolta,
io degusterò i miei sguardi muti
in un posto indefinito della mia mente
fra l’infinito e il quark”.
Osservare non mi interessa più.
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L'autore
Michele Tropiano
Commenti (1)
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Mr Taarces Caifmonac5 luglio 2012
Nessuna rima, poche allitterazioni, scarse figure di suono, e scarse anche figure d'altro tipo: "intra- vetro, intra- vedo, intra- vendo"...ma intra- prendi un'altra via, per cortesia! Un sistema, questo che hai adoperato, molto elementare, quasi puerile. Una poesia dai contenuti, forse, intelligenti, ma dallo stile sciocco e poco piacevole. Alla lettura, il testo si mostra frastagliato ritmicamente, non ha una sua andatura: la poesia, per avvicinarsi alla perfezione, dev'esser melodica, "orecchiabile"...Ritenta.

