Ira funesta di un inoccupato
Datemi un'ascia
e una quercia da spezzare.
Datemi un martello
e una parete da sfondare.
Datemi un urlo
e una folla da assordare.
Vorrei essere un fulmine
per squarciare le nubi,
vorrei essere un turbine
per scardinare finestre,
vorrei essere un fuoco
per fondere spade.
Come magma incandescente,
dalle membra affluisce
nel cuore l'ira,
mi arde, mi consuma,
sale alla testa, irrita gli occhi.
Ho bisogno di bicchieri
da schiantare contro un muro,
di una faccia inebetita
da picchiare a muso duro,
ho bisogno di sfogare
la mia rabbia su un tamburo.
Non chiedetemi di spegnere
il mio ardore giovanile,
non chiedetemi di tornare
come pecora all'ovile.
Sono stanco di aspettare
il mio posto in paradiso.
Vorrei solo liberare
la mia anima e, sul viso
le mie guance rilassare
per effetto di un sorriso.
Non vi chiedo, bella gente,
una foto su un giornale,
una barca tutta mia,
di giocare in nazionale.
Vorrei solo che io sia
non trattato da animale,
come ogni buon mortale,
trovar pace in qualche dove.
E trovare un buon lavoro,
dove esprimere il mio io,
affinchè possa esaudire,
il volere del mio Dio.
©
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Commenti (1)
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I
Il Crudo28 gennaio 2007
la prima parte mi è sembrata interessante, ma via via la rima si fa troppo insistita e qualche caduta di tono sgonfia la poesia. un testo che, con qualche piccolo accorgimento, poteva avere ben altro impatto.