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Sociale 28 gennaio 2007 · lettura 2 min · 864 letture

Ira funesta di un inoccupato

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Davide Veroli 17 poesie pubblicate
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Datemi un'ascia e una quercia da spezzare. Datemi un martello e una parete da sfondare. Datemi un urlo e una folla da assordare. Vorrei essere un fulmine per squarciare le nubi, vorrei essere un turbine per scardinare finestre, vorrei essere un fuoco per fondere spade. Come magma incandescente, dalle membra affluisce nel cuore l'ira, mi arde, mi consuma, sale alla testa, irrita gli occhi. Ho bisogno di bicchieri da schiantare contro un muro, di una faccia inebetita da picchiare a muso duro, ho bisogno di sfogare la mia rabbia su un tamburo. Non chiedetemi di spegnere il mio ardore giovanile, non chiedetemi di tornare come pecora all'ovile. Sono stanco di aspettare il mio posto in paradiso. Vorrei solo liberare la mia anima e, sul viso le mie guance rilassare per effetto di un sorriso. Non vi chiedo, bella gente, una foto su un giornale, una barca tutta mia, di giocare in nazionale. Vorrei solo che io sia non trattato da animale, come ogni buon mortale, trovar pace in qualche dove. E trovare un buon lavoro, dove esprimere il mio io, affinchè possa esaudire, il volere del mio Dio.
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Davide Veroli
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Commenti (1)

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Il Crudo28 gennaio 2007

la prima parte mi è sembrata interessante, ma via via la rima si fa troppo insistita e qualche caduta di tono sgonfia la poesia. un testo che, con qualche piccolo accorgimento, poteva avere ben altro impatto.