Omaggio
Che sarei senza te Musa,
guida dei giorni miei più tetri,
luce che il pozzo nero dell'anima
rischiari perenne
se pur sottile facella?
La noia e il fastidio
avidi padroni sarebbero e crudeli
della pochezza mia, linfa
che dai freddi cadaveri
mi distingue appena.
La rozzezza e la volgarità
che ora sì son acclamate
mi schernirebbero e,
solo, mi sentirei
tra i mostri melmosi
che popolano quest'empia Terra,
l'escluso, il diverso, l'eccezione,
l'anacronismo da eliminare,
il disonore di una specie
che tanto s'ammira e si bea
delle fattezze raggiunte,
dei crimini perpetuati.
E, invece, io non son cieco
e vedo,
non son sordo,
e sento,
non son muto
e parlo
a chi come me
può godere della tua
silenziosa, salvifica presenza.
©
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L'autore
Alessandro Accorinti
Nasco il 10/07/1994 a Vibo Valentia. Vivo a Pisa e scrivo poesie da quando avevo circa 14 anni.
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