Umida prigione

L'artificio è ovunque, nella luce, nella geometria,
persino in cielo i colori sono infamati da un rosa finzione.
Le pecore corrono, abilmente inscatolate, automi di un programma,
veloci e inconsapevoli si preparano per lo stampino del domani.
Riflessi tecnologici, umidità contaminata, ogni suono sa di costrutto,
e a nulla valgono i reclusi tentativi di una natura ormai condannata, in catene.
La fragilità del vivere si percepisce nell'aria, labile è il confine, cupo il silenzio,
e solo strappandosi le orecchie è possibile sentire se stessi, con il dolore.
L'eco la fa da padrona, sensazioni ovattate di una tranquillità in agguato,
pronta a sbranare la prima vittima inconsapevole che le capiterà a tiro.
Un percorso senza meta, costante e inesorabile, l'inizio come la fine, la fine come il durante,
e non c'è pace, e non c'è strazio, uccise dalla rassegnazione dell'immutabilità.
L'unica gioia che cavalca la speranza è che tutto si spenga,
e sarcastiche sono le risa di un destino che non promette niente di meglio.
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