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Natura 23 giugno 2012 · lettura 2 min · 1176 letture

Le lucciole

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Le lucciole che incrociano confuse i loro voli saranno cento, cinquecento, mille, sotto l’enorme cedro centenario che si drizza prepotente in mezzo al parco. Ho convocato qui gli amici, a mezzanotte, e ce ne stiamo muti nel vasto vuoto sotto i lunghi rami, sparsi nel nero della notte nera quasi storditi dall’incanto strano. Pesa troppo per noi questo stupore muto e nessuno lo sopporta. Francesco cita Dante e le colombe dal disìo chiamate, poi tace. Lorenza ricorda Pasolini e farfuglia qualcosa sui significati di questa ricomparsa inaspettata. Roberto, che congela le emozioni nella sua reflex da tremila euro, mi chiede se potrà venir domani da solo, col treppiede e il trentacinque. Carla ci chiede se per caso conosciamo la bella filastrocca che sempre recitava la sua nonna (che si chiamava Carla come lei ed era nata nel novantasei), e ce la canta sussurrando incerta: “Lucciola vieni, vola piccina, vieni da me e fammi regina, sulla mia mano posati un poco, dimmi il segreto di questo tuo fuoco,...”. Poi, dopo la prima innaturale eccitazione, piomba fra noi il silenzio più assoluto e più nessuno fiata e ci sentiamo tutti fuori posto, esclusi, intrusi, qui, del tutto persi dentro l’ombra oscura, soli, sbigottiti tra fascino e paura. E i piccoli puntini intermittenti vanno segnando tracce misteriose nell’aria ferma e calda, indifferenti. Con passi cauti in mezzo all’erba spessa qualcuno già si muove per tornare verso il piccolo rettangolo di luce di una finestra accesa. E subito si snoda discontinua una coda silenziosa verso casa.
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Notte del 2 giugno 2012. Foto di Pierpaolo Sala. Vedi anche, di Amara, la poesia

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Omero Sala
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Se non siamo più capaci di guardare la natura con gli occhi semplici dei bambini, il suo mistero ci stupisce e ci sconvolge, fino al volerlo ignorare.