Tiepidi rasi

Stordiscimi, nella notte che ha il pianto
di rugiada che in gocce, la luna rimesce,
ricoprimi, usando l’ombra per manto
che s’ingoia i rossori e ne sputa le sete.
Perseguitami, con dita che tastano,
ripercorrendo i sentieri degli sguardi indiscreti
e si fermano, dove i "si" si denudano,
delle malizie dei "no", oramai smascherati.
Approfitta, delle mie labbra incaute,
mentre assaporan l’aroma, singhiozzato dal gemito,
sostienimi, quando con pose esauste,
Il corpo si piega come stelo nel vento.
Raduna, con un unico abbraccio,
tutte le spore dei pensieri confusi
che danzano, idolatrando l’oltraggio,
per poi ancor sparpagliarsi sui tiepidi rasi.
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