Spesso accanto alla porta

Spesso accanto alla porta t'ho in vano aspettato
e tutt'ora.
L'osservare un muro è la mia fortuna
e veder quella immobile maniglia,
tortura.
Ad ogni respiro,
l'enorme porta ti pone ora inerme
un rivo
di parole marce, arruginite, secche
senza voce. E nel palato:
un sopore di amarezza, una mezza pozzanghera
di sangue.
Aspettare
è forse indarno,
mentre il dì languisce nel tempo
avaro.
Sempre, il primo passo, fu il più
greve
a quell'uomo che morto
se ne stava
immobile sulla porta di casa.
©
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