Quando eravamo Dei
Azar Rudif
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Non per tutti è privilegio
d'aver bronzeo chiavistello
che il confino apre a varcar
di colorito marmo la soglia
oltre la quale solitudo impéra
nel silenzio d'un mondo vinto
dalla musica dell'anima.
Solo in un tal luogo vive
di questo spirito l'urlo
che spezzar le catene
di Dio invano tenta.
Immenso come l'universo
solo mi ci ritrovo
e null'altro ascolto
se non l'eco del mondo
che di fianco mi sfiora
e come piuma lascio cadere
ove mai lo rincorrerò,
verso profondità oscure
Vola alto un falco
dalle indomite ali
negli artigli uno spirito
serra e lacera
e reca a superar terre
maledette terre sacre
ove alte rocce innevate
son ricordi antichi
quando eravamo come Dei
e Dei sfidavamo da lor pari,
eterni Prometei.
Or, nell'abbraccio serrato
d'irraggiungibile solitudo,
con questo spirito
come un dio resto
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Azar Rudif
Commenti (1)
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Aldo Bilato11 settembre 2012
Dei, Dio, dio... grandezze dimenticate si!... * vola alto questo testo, con ali che sostengono a mala pena, il non precipitare dell'umanità, troppo in basso... bisognerebbe ritornare ad ascoltare tutti insieme la musica dell'anima!

