Sospiri invernali
Timidamente appare, nascosto da
sterminati veli argentati; fa
capolino dopo uno scrosciante
fluttuare di gelide gocce
sulla terra pesante
che avida deglutisce la linfa
d’etereo minerale.
Il fraterno sole diparte
per il gran sonno e la
chioccia e suoi pulcini
vuotano l’aia buia e
si ritirano in disparte
aspettando con stupore
che di nuovo il gran tepore
paternamente li caldeggi
sul finir dell’inverno pontino.
Anche l’ultimo singulto,
lontano, da li greggi addormentati,
sussurra la stanchezza
dello spirito; del tumulto
incombente che attanaglia
il cuore ebro di tristezza
per la tenebra calante.
Buio… tremano i sospiri
timidi e reietti nella valle
ormai gravida di sogni;
solo, alto si eleva nella calle
un mormorio di nuvole.
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