Autunno
Meriggio atavico dischiude un nuovo transito del tempo
e il tepore estivo lascia strascichi laconici
laddove un alito fresco ritempra la giornata.
Strade inumidite profumano di pioggia
e mentre il cereo delle foglie le incornicia
i rami spogli ridondano di melanconica inquietudine.
L’età della natura non è dissimile
da quella che s’imbriglia tra le viscere dell’uomo
che inarca l’animo ed ingiallisce il cuore.
Il tempo non è tutto un tempo
e nel dinamismo del suo procedere scalpella ed intaglia
alla maniera dello scultore con la durezza della pietra.
Come nel periodo del raccolto si stipano le messi
si riempiono le botti e si colmano le cesta
così l’uomo ricava i frutti del suo operato e li riversa attorno.
Con l’autunno finisce ogni giovinezza
e si avvia il corso della maturazione
per liberare le fronde da ogni affanno.
La vita percorre il suo corso che ciclicamente torna
nel mutare antico della natura
e conduce l’uomo fiacco e spento all’imbrunire del mondo.
La stagione è il tempo dell’attesa e della preparazione
dove l’ozio non ha alcuno spazio
ed il progetto diventa manifestazione.
E così l’autunno con perigliosa lena
arranca tra il grigiore del cielo e le tempeste
perché ogni cammino non è fatuo evento.
Il grigio non è sempre squallore
ma può essere la base di ogni colore
da cui generare e ravvivare l’esistenza.
La gioia così non suscita dall’esteriore
ma sgorga fulgida dall’eterno
che dona amore a chi lo vuole.
L’autunno quindi è solo una stazione
dove rinvigorire le forze
e continuare il viaggio.
Infatti è il periodo in cui si ricordano i defunti e tutti i santi
non per esorcizzare le oscure ombre del cammino
ma come mentori nella fatica della vita.
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L'autore
Pippo Di Vita
Vivo a Foligno dall'agosto del 2011, il resto della mia vita l'ho vissuta a Palermo, dove sono nato 59 anni fa e dove ho insegnato religione nella secondaria superiore. Ho tre figlie che adoro. Oltre ad insegnare, ho lavorato con le istituzioni europee come conferenziere ed ho frequentato, per più di venti anni, le
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