Resto
Che vengano le statue. Sì, le
nostre anchilosate di marmo. Vorrei
contaminarmi di vene fredde e
partirei dal gelo.
Non so con quante mani saluterei
il sangue. Davvero non penso
che alle tue bianche risa: dove venne
l’inverno più che altro di ghiaccio, e vale per
sempre.
E tu che vivi altrove,
sei più vicina a me di qualsiasi altro distante.
Per ciò la foto misura anche il tempo, poi
la posa, credo. Pare uno scalpello
a tutta forza, questo momento. E il precedente
e quel che segue sono schegge.
Nient’altro che schegge perse
mentre diventa pelle
anche l’orologio, il purosangue a cottimo
nelle briglie.
Ma tu, tu che offri l’imponderabile
peso del viso al bilancino dello specchio
non vorresti rughe che siano ogni giorno
il vuoto già reso.
Per questo ti parlo di schegge:
quei nomi residui che scagliano marmi.
🌐
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Commenti (1)
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Pietro Roversi22 ottobre 2012
Ha fiato e muscoli questo scrivere senza sbandierarli né ostentarli, il che poi vuol dire che è *autentico*. E raro! Porta la lingua italiana per un percorso dove le metafore si frantumano e riassemblano come in un caleidoscopio e ancora hanno senso. Come scriveva questo scrittore da piccolo? Sarebbero interessanti quei quaderni, ci doveva essere una ribellione e una libertà, in nuce. Senza nulla togliere al lavoro che questi testi odierni ha preceduto, che c'è stato e`chiaro, non si arriva a questa pulizia e rigore senza fatica e lavoro e impegno. Per fortuna costruiti sul talento. Continueremo a leggere ammirati.
