Arbeit macht frei

Impossibile detergere vera poesia con poche parole dal basso del ventre. È necessario spesso incidere, Escludendo dal suono la semantica. Ritrovando del lemma l’origine. Quell’espressione armoniosa che esula dal senso stesso di una frase compiuta
Commenti (13)
agghiacciante ... "Il lavoro rende liberi " credo ... la libertà solo attraverso un camino... vengono i brividi a leggere questa lirica ...ben scritta un messaggio per ricordare... per non dimenticare mai... grazie al poeta per averla scritta...
Arbeit macht frei ... il lavoro rende liberi... e l'inganno esonda oltre il comprensibile. Leggo questa lirica del Lomanno avvolto da un profondo senso di vergogna verso la specie alla quale appartengo. Di questa lirica sfuggo il commentare la tematica in ragione della complessità della stessa e mi addentro senza indugio nella forma narrante. Crescita... questo leggo nel poetare del Lomanno, un autore in continua evoluzione che seguita a stupirmi per bravura e capacità. Di questa lirica voglio evidenziare l'uso di lemmi colti e preziosi come "pertugi", la scorrevolezza del narrato e la brillantezza della metafora in un'insieme di grande piacevolezza oltre al sofferto del tema narrato.
hai saputo trattare un tema delicato e drammatico con una originalità e una fantasia veramente rimarchevoli, non era facile non cadere nel banale o in immagini già viste. Per non dimenticare si, ma soprattutto per non avere paura del futuro. Grande plauso
ben descritto il periodo più nero del novecento, al grido di mai più condivido questa sentita poesia
Non mi soffermo sull'immensa tragedia oggetto di questa lirica, perché non mi fermerei più e andrei fuori dal seminato... mi limito a fare grandi complimenti all'autore per una lirica che mi ha emozionato per come è scritta e che a mio parere trova il suo momento più alto nelle ultime due strofe. Chapeau Enzo!
Un orrore della storia che ancora ci lascia senza fiato, in esso le stelle si sono pietrificate. Molto intensa, di spessore. Complimenti.
A chiamarla follia... forse non si fa neppure giustizia, ché fu il Male fattosi uomo, in quegli occhi pasciuti, a trionfare... con la beffa... d'una frase piegata nel ferro del cancello d'ingresso all'inferno... e la storia s'è fatta monito! MAI PIÙ! e ci ha dimostrato nel modo più abbietto e doloroso che infine il Bene sopravvive... se pur sacrificando 6000000 di persone... PERSONE... erano persone, prima d'ogni altra cosa... Lirica d'impatto forte, su un tema sempre attuale... davvero peccato lasciare che la memoria lo archivi... poiché l'umanità intera ancora sconta quella pena, mentre si distrae in faccende di ben poco conto... l'individuo, nel suo piccolo, ha memoria corta!
il testo è splendido, armonioso, intenso, il mio pensiero forse è diverso dai bellissimi commenti che mi hanno preceduta, e mi chiedo chi erano i veri prigionieri? non quelli posseduti dal demone dell'orrore e della totale disumanità? e aalora viene spontaneo dire con parole che non hanno tempo..."perdona loro perché non sanno quello che fanno" grazie
"Il lavoro rende liberi"...che paradosso! Una pagina terribile della nostra storia, una pagina da non dimenticare affinché non si ripeta più il disastro, la perdità dell'umanità e tutto quanto è successo nel secolo appena trascorso... Una pubblicazione che apprezzo tanto, che condivido perché anche oggi si verificano rigurgiti antisemiti e razzisti e io direi a questi "giovani neo nazisti":- Andate a studiare la storia contemporanea, imparatela a memoria e poi imprimetela nel vostro CUORE. Fate questo, non perdete la vostra ANIMA come già è successo nel recente passato... Apprezzatissima e segnalazione
" SEnza orecchie per la polvere"...mi fa pensare che la storia diluita nel tempo continua a ripetersi... Non è forse così anche nei confronti dei nostri amici africani o sud americani... genocidi silenziosi... perseguiti con l'atteggiamento dell'indifferenza... Quanto male riusciamo a fare anche con l'indifferenza... Ma veniamo alla tua. Nella poesia si percepisce in modo palpabile l'indignazione nei confronti di certe aberrazioni di cui si è macchiato il genere umano; offesi... siamo offesi per il modo in cui trattiamo la vita... tutta! Il lavoro rende liberi! Il titolo e in fondo anche tutta la poesia possono essere letti a più livelli, non ultimo quello che ci coinvolge da vicino... Un massacro di massa! Bellissima poesia, preziosa!
" Il lavoro rende l'umo libero", mai mistificazione fu più grande nella fattispecie dei campi di concentramento, fucina dell'olocausto di uomini inermi schiacciati ed uccisi da altri esseri malvagi che pour essi venivani chiamati uomini, ma furono i loro aguzzini e i loro carnefici. Una lirica scritta con quell'afflato che fa commuovere il lettore. Poesie come questa servono a non dimenticare cosa fu per diverse genie l'Olocausto. Apprezzata!
È quella frase che rode lacera il cuore, quella beffarda frase all'ingresso di mattatoi allestiti da macellai tenuti da un criminale, quella frase che il poeta usa per titolare la sua splendida poesia, peccato di tratti di un massacro di una vergogna del genere umano . Quella frase la porto fin sui laghi salati dove bimbi raccolgono sale da riempire gerle da trasportare per pochi centesimi, la porto nelle risaie Filippine dove per raccogliere riso ragazzini vengono sfruttati a morte, la porte nelle miniere d'oro per cercatori infangati fino al midollo per poche pagliuzze che poi devono rendere a chi li sfrutta. La porto nel mondo di oggi inerte e silenzioso, come allora il mondo era inerte e sapeva anche oggi sa. Shhhhhhhhhhhh!!!!
Ci sono stata in quei luoghi, pochi mesi fa, e non ne esci indenne, nemmeno se è una giornata di sole, nemmeno se tutto è accaduto più di 60 anni fa. Non. non esci indenne perché ogni pietra, ogni gradino, ogni passo, grondno ancora dolore, e fame e freddo e paura, quegli occhi che "squittiscono" nel freddo inverno e nel buio della notte, rimangono attaccati alla pelle dell'anima... ma è alla poesia che voglio tornare, alle parole pervase da un dolore antico, da una calma distaccata che permette al poeta di d guardare, e raccontare, quasi sussurrando di questa terribile ignominia, senza impazziere, senza urlare, senza maledire, perché la maledizione ce la portiamo dentro, tutti noi " se questo è un uomo", se noi, di fronte a questo possiamo










