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Introspezione 13 ottobre 2012 · lettura 1 min · 1005 letture

Quella catena

Omero Sala 519 poesie pubblicate
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Quella catena che mi tratteneva e che da tempo è sciolta non ha lasciato segni, ma lo spazio che io calpesto ora è lo stesso che lei mi consentiva. Fra la fontana e il tiglio corrono i miei percorsi; sotto il pruno del brolo trovo la luce incerta che mi serve; l’orizzonte finisce contro la fitta barriera dei bambù. Eppure è sempre sconfinato l’universo ai margini del quale mi ritrovo acquattato ad occhi chiusi e il ritmo del mio treno ha la forza della smania che mi preme.
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Omero Sala
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Commenti (5)

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X Bruna Rossini13 ottobre 2012

"Fra la fontana e il tiglio" o ai margini sconfinati del suo universo lo spazio di cui Omero Sala ci fa partecipi è poesia. Grazie.

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hy ju20 ottobre 2012

...metafora che penetra la condizione umana... ...la misura della catena: il limite che dall'esterno ci è posto... diventato per consuetudine, il nostro limite stesso, così tanto ci è pesata, da arrivare ad incarnarla... quella catena... e se fossimo noi, ad esserci posti da sempre questo limite proprio perché è solo questa la nostra possibile misura... * e su cosa sia, poi, il limite e cosa sia, d'altronde, la possibilità

Ciò che un tempo era il limite imposto oggi è il nostro spazio vitale. Abbiamo imparato un percorso ed anche senza vincoli, lo percorriamo per abitudine. Il nostro mondo ha bisogno di una rassicurante luce incerta che impedisca di vedere l'oltre. Acquattati ai margini della vita si sta rassicurati in quello spazio che si chiama consuetudine, del quale conosciamo a menadito ogni rischio che, con cura, abbiamo imparato ad evitare. Ogni certezza finisce però, là, dove si ergono fitti i bambù. Tra quei lunghi steli, a tratti, filtra una luce nuova, un irrefrenabile bisogno di aggiungere rischiosi passi a quelli già percorsi. Non basta chiudere gli occhi per non vedere oltre...

Anna6231 ottobre 2012

Ci sono catene, lacci che altri ci mettono: sono le convenzioni, le morali, altro è il vivere eticamente, che ci limitano. Poi ci sono limiti che noi stessi ci poniamo o per cattiva volontà o per mancanza o poca autostima e così non riusciamo a superarci o andare oltre, fino a sentirci spesso inadeguati, imprigionati nel nostro stesso io. C'è da dire che orizzonte chiama nuovo orizzonte, dunque, mai ci sentiremo appagati e pienamente liberi. Piaciuta e condivisa!

Francesco Rossi8 novembre 2012

Il vissuto dell'autore emerge nella scelta stilistica che ricerca il volgimento creativamente transitivo delle figure verbali intransitive nella continuità fra soggetto e oggetto nel contesto della composizione poetica.