Poeta
Silvia Atepi
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A che serve scagliare parole contro un cielo inerme,
piccolo uomo,
cosa cerchi nelle tue lacrime,
cosa pretendi di carpire da questo folle mondo
che indolente limiti.
E non ti basterebbero venti occhi per stanarne il mistero
e non ti basterebbero mille pensieri per crearne la teoria
dell'inconfutabile principio
e non ti basterebbero moltitudine di vite per conoscere
chi veramente sei.
Chi sei
dietro quegli occhi ingrigiti dal tempo,
dentro quelle mani protese al cielo
cosa attendi
dal perpetuo dondolio del divenire.
Piccolo uomo, svesti i tuoi pensieri,
donali come spoglie adornate della tua preziosa essenza.
Abbandona il flebile manto che più ti appartiene.
E ricorda che in fondo sei solo un triste poeta.
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L'autore
Silvia Atepi
Commenti (1)
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Francesco Rossi20 ottobre 2012
Non mi sono sbagliato, è lo stile poetico che mi piace, diretto senza fronzoli,"a che serve scagliare le parole contro un cielo inerme verseggia l'autrice dove l'arroganza dell'ignoranza e delle tronfie assunzioni di verità convenienti e moraliste. Bene a ricordare che in fondo siamo poveri poeti.

